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Le Istituzioni
Europee e ............. TUTTI ma proprio TUTTI gli Enti di STATO
Italiani e non
Pensioni: Il
messaggio agli italiani del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
24/10/03
lavoro
Pensioni: una
riforma necessaria, equa e saggia
24/10/03
lavoro
LA RIFORMA DELLE
PENSIONI IN SINTESI
17/10/03
politica
estera
LA CONVENZIONE
EUROPEA, L'IMPEGNO DEL GOVERNO
28/09/03
innovazione
tecnologica
LA FECONDAZIONE
MEDICA ASSISTITA, IL PROGETTO DI LEGGE
06/09/03
scuola
UN ANNO DI
SPERIMENTAZIONE DELLA RIFORMA MORATTI
24/08/03
giustizia
LA SOSPENSIONE
DELLA PENA
11/08/03
politica
estera
LA POLITICA DEL
GOVERNO SULL'IMMIGRAZIONE
27/07/03
scuola
LA RIFORMA DEI
PERCORSI UNIVERSITARI
17/07/03
politica
estera
L' AFFARE TELEKOM
SERBIA
04/07/03
lavoro
GLI INCENTIVI PER
LE IMPRESE
24/06/03
lavoro
LA RIFORMA DEL
FISCO
06/06/03
giustizia
Quindici domande
sul lodo "Maccanico"
05/06/03
innovazione
tecnologica
LA RIFORMA DEL
SISTEMA RADIOTELEVISIVO
27/05/03
innovazione
tecnologica
LE GRANDI OPERE
16/05/03
giustizia
LA RIFORMA DELLA
GIUSTIZIA
04/05/03
lavoro
LA RIFORMA DELLE
PENSIONI
20/04/03
politica
estera
LA DEVOLUTION DEL
GOVERNO BERLUSCONI
13/04/03
scuola
LA RIFORMA DELLA
SCUOLA
03/04/03
politica
estera
E' COMINCIATA LA
GUERRA DI LIBERAZIONE DELL'IRAQ
26/03/03
politica
estera
LA CRISI IRACHENA:
LA POSIZIONE DEL GOVERNO BERLUSCONI
14/03/03
innovazione
tecnologica
L'IMPEGNO DEL
GOVERNO BERLUSCONI PER L'INNOVAZIONE TECNOLOGICA
07/03/03
lavoro
LA RIFORMA DEL
MERCATO DEL LAVORO DEL GOVERNO BERLUSCONI
LA RIFORMA PENSIONISTICA
Il Governo Berlusconi ha deciso di procedere alla riforma del sistema delle
pensioni, con l'obiettivo di garantire le pensioni di tutti, sia di coloro che
sono già in pensione oggi che di quanti saranno in pensione domani.
La riforma non cambierà nulla per chi è già in pensione. Quindi i pensionati
di oggi non hanno nulla da temere. Anzi, il Governo Berlusconi già due anni fa
ha aumentato le pensioni sociali a 516 euro al mese.
La riforma decisa dal Governo Berlusconi è una riforma necessaria, equa e
saggia.
La riforma del sistema pensionistico decisa dal governo Berlusconi è una
riforma in linea con l'Europa. Tutti i principali paesi europei - Francia,
Germania Gran Bretagna - hanno approvato in questi mesi una riforma del loro
sistema delle pensioni.
UNA RIFORMA NECESSARIA
La riforma delle pensioni è necessaria perché il nostro attuale sistema delle
pensioni è stato concepito più di mezzo secolo fa, quando la popolazione
italiana era più giovane e la durata della vita media più breve.
Nel 1959 la durata della vita media era di 65 anni e mezzo. Oggi è vicina agli
80 anni.
Oggi le persone di più di 65 anni sono il 15% della popolazione, ma nel 2010
saranno il 20% e nel 2025 il 25%.
Inoltre la popolazione italiana, a causa del calo della natalità, sta
diminuendo. Nel 2000 eravamo 57 milioni e mezzo, mentre si calcola che nel 2020
saremo 56 milioni e nel 2050 solo 46.
La crescita della durata vita media, il calo demografico e il conseguente
invecchiamento della popolazione, se non si cambia sistema pensionistico, fanno
sì che chi lavora dovrà contribuire per la pensione di un numero sempre
maggiore di anziani.
In questi anni la spesa per le pensioni è cresciuta e, se non si interviene,
crescerà progressivamente fino al 2030, come mostra il grafico dove è
rappresentata la percentuale costituita dalla spesa per le pensioni sul nostro
prodotto interno lordo, cioè sul totale della ricchezza prodotta in un anno.
Come si può vedere, tra dieci anni la spesa per pensioni crescerà per una
cifra intorno ai 10 miliardi di euro e tra vent'anni per oltre 20 miliardi di
euro.
Si tratta di somme che nessun governo, sia esso di destra o di sinistra è in
grado di reperire.
Se si considera, inoltre, che l'allungamento della durata di vita comporta
l'incremento della spesa per la salute, si può calcolare che nei prossimi
vent'anni, se non riformiamo il nostro sistema, l'incremento della spesa sia
pari a 40 miliardi di euro.
Il rischio che corriamo, se dovessimo dare retta a chi ci dice che tutto va bene
e non è necessaria la riforma, è quello di non poter pagare le pensioni
future, di ridurre pesantemente la spesa per la salute, per la scuola e per
altri settori fondamentali del nostro benessere, come la sicurezza.
UNA RIFORMA EQUA
La riforma proposta dal Governo Berlusconi è una riforma equa.
Innanzitutto perché non tocca chi oggi è in pensione. I pensionati di oggi
continueranno a percepire la loro pensione per tutta la vita, senza che nulla
cambi per loro. E dunque possono stare tranquilli.
È una riforma equa perché garantisce i pensionati, garantisce i contributi
versati da tutti coloro che oggi lavorano e garantisce i giovani, i quali
sarebbero le principali vittime della mancata riforma. Il sistema attuale,
proprio perché pensato in un altro momento storico e sociale, penalizzerebbe
proprio loro.
Infatti sui giovani, sui nostri figli, cadrebbe il peso della maggiore spesa per
pensioni e della minor ricchezza da destinare alla salute, alla scuola e alla
sicurezza. Nonché alle future pensioni.
Noi non possiamo permetterci di penalizzare i giovani solo per la paura di
cambiare. Dobbiamo pensare che è necessario guardare avanti, al futuro dei
nostri figli, così come si fa in ogni famiglia quando si mettono da parte i
risparmi per farli studiare e per dare loro un futuro sereno e di benessere.
Anche lo Stato deve pensare al futuro della Nazione, alle giovani generazioni
alle quali dobbiamo assicurare almeno lo stesso benessere di cui possiamo godere
noi oggi.
UNA RIFORMA SAGGIA
La riforma delle pensioni proposta dal Governo Berlusconi è una riforma equa
perché offre ai padri e ai figli le stesse opportunità.
La riforma delle pensioni proposta dal governo Berlusconi è una riforma saggia.
Il sistema, infatti, cambierà con gradualità, dando così a tutti
l’opportunità di poter fare i propri conti e prendere le proprie decisioni
con piena consapevolezza.
Fino al 2008 chi ha già maturato il diritto al pensionamento potrà godere
delle stesse regole di oggi. Solo dal 2008 saranno necessari 40 anni di
contributi per poter andare in pensione prima dei 65 anni (gli uomini) o dei 60
(le donne).
Si potrà ancora, comunque, scegliere il pensionamento anticipato; e in quel
caso la pensione verrà calcolata con il metodo contributivo.
Oggi sono necessari 35 anni di contributi versati per andare in pensione
anticipatamente. Si tratta dunque di un piccolo prolungamento della vita
lavorativa che darà un grande contributo al benessere di tutti.
Inoltre, indipendentemente dai contributi versati, tutti gli uomini avranno
diritto ad andare in pensione all'età di 65 anni, tutte le donne a 60 anni.
Anche in questo caso, se si considera che l'età di pensionamento effettivo oggi
è di 59 anni, possiamo vedere che un piccolo prolungamento della vita
lavorativa potrà apportare un grande beneficio a tutti.
Dobbiamo considerare inoltre che la più lunga durata di vita e i progressi
della medicina e più in generale il benessere che tutti gli italiani hanno
costruito, hanno migliorato di molto la nostra vita. Cinquant'anni fa la durata
della vita media era di 65 anni. Oggi è di 80 e tutti noi possiamo constatare
come una persona di 65 anni sia ancora nel pieno delle sua vitalità.
Sono sempre di più le persone che, raggiunta l'età della pensione, continuano
comunque a lavorare, perché sono in condizioni di farlo e perché possono
mettere a frutto la loro esperienza. Esperienza che va valorizzata e non
accantonata.
La riforma del sistema delle pensioni proposta dal Governo Berlusconi è anche
una riforma saggia perché offre un'opportunità straordinaria a chi abbia
maturato il diritto alla pensione, ma voglia continuare a lavorare.
Per questi è infatti previsto un aumento di stipendio del 32 per cento,
totalmente esentasse.
Si tratta del più cospicuo aumento di stipendio che mai sia stato possibile in
tutta la storia d'Italia.
Per esempio, se lo stipendio annuo è di 20 mila euro, l'aumento sarà di 6 mila
euro netti. Una cifra molto elevata che consente di accumulare in pochi anni
ulteriori risparmi per un sereno futuro.
Una cifra che dà l'idea di quanto, semplicemente lavorando qualche anno di più,
il nostro sistema pensionistico può creare risparmi a favore di una sanità
migliore, di una scuola migliore, di città più sicure, di servizi pubblici più
efficienti.
UNA RIFORMA EUROPEA: IL CASO FRANCIA
In Francia il sistema delle pensioni soffriva di mali simili al nostro: aumento
della durata di vita, diminuzione della popolazione; con i più una forte
disparità tra dipendenti pubblici e dipendenti privati.
Anche in Francia la riforma ha aumentato la durata minima della contribuzione,
portandola a 40 anni per tutti (mentre prima, per i dipendenti pubblici, erano
sufficienti 37 anni e mezzo). Inoltre è gia previsto che la durata della
contribuzione salirà a 41 anni nel 2012 e a 42 anni nel 2020.
Anche in Francia è stato introdotto un sistema di incentivi a restare in
attività e ritardare l'inizio della pensione: ogni anno in più di lavoro
produrrà il 3% in più di pensione. Mentre chi non avrà raggiunto il minimo
richiesto subirà una decurtazione della pensione del 5% per ogni anno mancante.
UNA RIFROMA EUROPEA: IL CASO TEDESCO
In Germania il governo rossoverde presieduto da Gerard Schroeder sta affrontando
anch'esso la riforma del sistema pensionistico.
Una commissione di esperti nominata dal governo ha formulato alcune proposte:
innalzare l'età di pensionamento dagli attuali 65 a 67 anni, a partire dal
2011.
Sono inoltre previste penalizzazioni economiche per chi vada in pensione con
meno di 45 anni di versamenti contributivi, e incentivi (pari al 6% all'anno)
per coloro che, pur avendo maturato il diritto alla pensione, restino in attività.
CONCLUSIONI
La riforma del sistema delle pensioni proposta dal Governo Berlusconi ha come
obiettivo il futuro. Un futuro di benessere e di giustizia sociale per gli
Italiani. Essa non serve, come si dice, a "far cassa". Perché i
futuri risparmi che genererà consentiranno di mantenere un equilibrato sistema
di welfare, nel campo della previdenza, così come nella sanità, nella scuola,
nell'assistenza ai più bisognosi. La riforma del sistema delle pensioni non
cambia di una virgola la situazione dei pensionati attuali e di coloro che, fino
al 2008, matureranno il diritto ad andare in pensione. La riforma del sistema
delle pensioni mette "d'accordo" i padri con i figli e offre
opportunità a tutti. La riforma del sistema delle pensioni è una riforma che
allinea l'Italia ai principali paesi europei.
FONDAZIONI BANCARIE, LA RIFORMA DEL
GOVERNO
Le fondazioni bancarie sono gli enti nati per amministrare il patrimonio delle
Casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico trasformati
in Spa. In Italia sono 89 e controllano 22 banche.
Alla fine del 2001 amministravano un patrimonio di circa 36 miliardi di euro,
composto da donazioni private, dai pacchetti azionari bancari ancora detenuti e
dai proventi delle azioni vendute in questi anni.
Per legge devono erogare risorse ai Centri di servizio regionali per il
volontariato. Dal 1991 al 2000 le Fondazioni hanno destinato alle attività di
volontariato circa 268 milioni di euro.
La riforma delle fondazioni bancarie si è attuata con la Legge finanziaria
2002, ed è stata in parte modificata dalla finanziaria 2003.
Prevede che:
- le fondazioni che ancora detengono pacchetti di controllo nelle banche li
affidino entro il marzo 2003 ad apposite società di gestione del risparmio (Sgr),
o in alternativa vendano il proprio pacchetto. Per le piccole fondazioni
(patrimonio inferiore a 200 milioni di euro) il termine è stato prorogato di
tre anni;
- gli amministratori non possono ricoprire incarichi nelle banche o i altri
istituti di credito, ad eccezione di quelle non operanti nei confronti del
pubblico, di limitato rilievo economico e patrimoniale;
- i consiglieri degli enti locali diventano “prevalente e qualificata
rappresentanza” all’interno dei consigli di amministrazione, mentre prima
erano in numero pari ai rappresentanti della società civile;
- è stata allargata la gamma d’interventi (dall’arte alla prevenzione della
criminalità), ma i settori rilevanti, non più di tre, sono selezionati ogni
tre anni.
Le nomine dei gestori delle Sgr sono di competenza del Ministero
dell’economia, mentre Bankitalia ha il compito di definire i criteri degli
assetti azionari e di gestione di questi intermediari finanziari.
LE FONDAZIONI NON SONO PENALIZZATE DALLA RIFORMA
Dalla riforma delle fondazioni ex bancarie deriveranno infatti, e solo,
efficienza e trasparenza, tanto per il settore del credito, quanto per il terzo
settore. Il vincolo ad investire in infrastrutture è nella logica del
radicamento territoriale delle fondazioni. Non nell’interesse erariale. La
riforma delle fondazioni ex bancarie non serve infatti al bilancio dello Stato.
Non ce n’è bisogno!
IL PROVVEDIMENTO NON INDEBOLIRA’ IL RUOLO NON PROFIT DELLE FONDAZIONI
È necessario che le fondazioni mettano l’attività di erogazione al centro
della loro missione e diventino il motore del cosiddetto terzo settore. Esse
hanno mostrato un attaccamento quasi morboso al controllo delle banche e ciò ha
impedito alla maggioranza di loro di lasciare nella società un segno adeguato
alla dimensione del patrimonio e del potenziale che potrebbero esprimere. Le
fondazioni devono fare un enorme salto in avanti in termini di capacità di
identificazione dei bisogni delle zone in cui operano e di individuazione degli
strumenti di intervento più idonei.
TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO TV
DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI, 29 SETTEMBRE 2003
Care amiche, cari amici, sono qui per comunicarvi una decisione importante che
il Governo sta per assumere: la decisione di garantire le pensioni di tutti nel
futuro, di garantire cioè il benessere degli anziani e anche quello dei giovani
di oggi quando saranno anziani.
È grazie alle pensioni che chi lavora può guardare con serenità alla sua
vecchiaia. Ne siamo sempre stati convinti tanto è vero che abbiamo aumentato le
pensioni sociali a 516 euro al mese.
Tuttavia però il sistema delle pensioni che abbiamo ereditato dal passato
presenta seri problemi. Per due ragioni.
La prima è che oggi siamo 58 milioni ma tra vent'anni saremo molti di meno e ci
saranno molti più anziani.
La seconda ragione è che, fortunatamente, viviamo molto più a lungo dei nostri
padri, e viviamo in condizioni di salute migliori. Oggi la vita media tende ad
oltre 80 anni.
Questo è l'effetto del progresso scientifico e del progresso economico, ed è
una cosa splendida, una grande conquista della nostra civiltà.
Ma questo vuol anche dire che chi lavora dovrà contribuire per la pensione di
un numero sempre più alto di anziani. Una vita media più lunga significa che
lo Stato dovrà pagare a ciascuno la pensione per un numero maggiore di anni.
Ora dobbiamo sapere che il sistema pensionistico attuale è stato concepito più
di mezzo secolo fa. Allora la popolazione italiana era molto giovane, e la
durata della vita era molto più breve.
Oggi la realtà è diversa e per questo la spesa per pagare le pensioni è
cresciuta e crescerà in maniera continuativa sino al 2030.
Questa non è una situazione sostenibile né dal punto di vista economico né
dal punto di vista sociale. Non è una situazione sostenibile dal punto di vista
economico perché sino al 2030 lo Stato, che rappresenta tutti noi, si vedrebbe
caricato di una spesa eccessiva e crescente.
Mancherebbero i soldi per pagare una sanità dignitosa per tutti, mancherebbero
i soldi per le scuole, mancherebbero i soldi per le forze dell'ordine. Lo Stato
dovrebbe aumentare le tasse, e resterebbero così meno soldi nelle tasche di
tutti, pensionati compresi.
È poi una situazione inaccettabile dal punto di vista sociale anche perché le
pensioni dopo il 2030 si abbasserebbero ad un livello troppo basso per garantire
una vecchiaia decorosa e serena.
A qualcuno può sembrare che il 2030 sia una data lontana. Non è vero.
Qualsiasi famiglia, quando compra una casa, fa progetti a lungo termine. Pensa
che in quella casa vivranno i suoi figli e i figli dei suoi figli. Ma se una
famiglia pensa almeno al prossimo mezzo secolo, lo Stato, che è la grande
famiglia degli italiani, perché non deve fare altrettanto?
La conclusione è semplice. Se si lascia che le cose vadano avanti così, lo
Stato non ce la farà più a pagare le pensioni e gli anziani non potranno più
vivere con la loro pensione.
Questi sono i fatti. Chi dice cose diverse, chi dice che tutto può continuare
così, ci sta ingannando.
Questo governo si sente dunque addosso una grande responsabilità, sente il
dovere di intervenire per fare una riforma del sistema delle pensioni,
nell'interesse dell'Italia e di tutti gli italiani.
Sarà una riforma giusta, perché, lo ripeto, non cambierà nulla per chi è già
in pensione e perché questa riforma non riguarda i pensionati di oggi, non
riguarda Voi che siete già in pensione.
È anche una riforma saggia perché il sistema verrà cambiato con gradualità,
in modo da consentire a tutti i cittadini di fare bene i propri conti e di
decidere poi con piena consapevolezza.
Infatti, da adesso sino al 2008, chi ha già maturato il diritto di andare in
pensione potrà farlo con le stesse regole di oggi. Non ci sarà nessun
cambiamento, non ci saranno cattive sorprese.
Solo a partire dal 2008 il periodo di versamenti dei contributi richiesto per
accedere alla pensione sarà di almeno 40 anni.
In ogni caso, indipendentemente dai contributi versati, tutti gli uomini avranno
diritto ad andare in pensione all'età di 65 anni, tutte le donne a 60 anni.
Ma attenzione: questa riforma offre in più a chi ha maturato il diritto di
andare in pensione, una opportunità straordinaria e cioè un aumento di
stipendio del 32 per cento se decide di continuare a lavorare. Per fare un
esempio, se lo stipendio annuo è di 40 milioni di vecchie lire, l'aumento sarà
di oltre 12 milioni di lire. Una differenza importante, che consentirà di
risparmiare per un futuro più sereno.
Questa decisione di restare a lavorare guadagnando di più non sarà un obbligo,
sarà una libera scelta di ciascuno. Molti, moltissimi cittadini in età di
pensione vogliono restare attivi, non vogliono essere messi da parte: con questa
nostra riforma potranno non solo realizzare il loro desiderio di restare attivi
ma anche guadagnare di più.
Care amiche e cari amici, questa riforma necessaria e giusta, permetterà a
tutti di vivere nella sicurezza e nel benessere.
Oggi molti Paesi europei, dalla Francia alla Germania, all'Austria, hanno
riformato i loro sistemi pensionistici. Lo hanno fatto per le stesse ragioni che
hanno motivato il nostro progetto.
Lo hanno fatto i governi di centro-destra come quelli di centro-sinistra. E
questo dimostra che la riforma è utile e necessaria. Coloro che si ostinano a
negare questa verità non rendono un buon servizio al Paese.
Tutti in effetti riconoscono che questo è il problema ma nessuno ha avuto
sinora il coraggio di affrontarlo. Noi questo coraggio l'abbiamo avuto, ce
l'abbiamo e ce l'avremo sempre se continuerete a sostenerci con la Vostra
fiducia.
Vi ringrazio.
Silvio Berlusconi
Pensioni: una riforma necessaria,
equa e saggia
LA DECISIONE DEL GOVERNO
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Il Governo Berlusconi ha deciso di procedere alla riforma del sistema delle
pensioni, con l'obiettivo di garantire le pensioni di tutti, sia di coloro che
sono già in pensione oggi che di quanti saranno in pensione domani.
La riforma non cambierà nulla per chi è già in pensione. Quindi i pensionati
di oggi non hanno nulla da temere. Anzi, il Governo Berlusconi già due anni fa
ha aumentato le pensioni sociali a 516 euro al mese.
La riforma decisa dal Governo Berlusconi è una riforma necessaria, equa e
saggia.
La riforma del sistema pensionistico decisa dal governo Berlusconi è una
riforma in linea con l'Europa. Tutti i principali paesi europei - Francia,
Germania, Gran Bretagna - hanno approvato in questi mesi una riforma del loro
sistema delle pensioni.
UNA RIFORMA NECESSARIA
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La riforma delle pensioni è necessaria perché il nostro attuale sistema delle
pensioni è stato concepito più di mezzo secolo fa, quando la popolazione
italiana era più giovane e la durata della vita media più breve.
Nel 1959 la durata della vita media era di 65 anni e mezzo. Oggi è vicina agli
80 anni.
Oggi le persone di più di 65 anni sono il 15% della popolazione, ma nel 2010
saranno il 20% e nel 2025 il 25%.
Inoltre la popolazione italiana, a causa del calo della natalità, sta
diminuendo. Nel 2000 eravamo 57 milioni e mezzo, mentre si calcola che nel 2020
saremo 56 milioni e nel 2050 solo 46.
La crescita della durata vita media, il calo demografico e il conseguente
invecchiamento della popolazione, se non si cambia sistema pensionistico, fanno
sì che chi lavora dovrà contribuire per la pensione di un numero sempre
maggiore di anziani.
In questi anni la spesa per le pensioni è cresciuta e, se non si interviene,
crescerà progressivamente fino al 2030, come mostra il grafico dove è
rappresentata la percentuale costituita dalla spesa per le pensioni sul nostro
prodotto interno lordo, cioè sul totale della ricchezza prodotta in un anno.
Come si può vedere, tra dieci anni la spesa per pensioni crescerà per una
cifra intorno ai 10 miliardi di euro e tra vent'anni per oltre 20 miliardi di
euro.
Si tratta di somme che nessun governo, sia esso di destra o di sinistra è in
grado di reperire.
Se si considera, inoltre, che l'allungamento della durata di vita comporta
l'incremento della spesa per la salute, si può calcolare che nei prossimi
vent'anni, se non riformiamo il nostro sistema, l'incremento della spesa sia
pari a 40 miliardi di euro.
Il rischio che corriamo, se dovessimo dare retta a chi ci dice che tutto va bene
e non è necessaria la riforma, è quello di non poter pagare le pensioni
future, di ridurre pesantemente la spesa per la salute, per la scuola e per
altri settori fondamentali del nostro benessere, come la sicurezza.
UNA RIFORMA EQUA
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La riforma proposta dal Governo Berlusconi è una riforma equa.
Innanzitutto perché non tocca chi oggi è in pensione. I pensionati di oggi
continueranno a percepire la loro pensione per tutta la vita, senza che nulla
cambi per loro. E dunque possono stare tranquilli.
È una riforma equa perché garantisce i pensionati, garantisce i contributi
versati da tutti coloro che oggi lavorano e garantisce i giovani, i quali
sarebbero le principali vittime della mancata riforma. Il sistema attuale,
proprio perché pensato in un altro momento storico e sociale, penalizzerebbe
proprio loro.
Infatti sui giovani, sui nostri figli, cadrebbe il peso della maggiore spesa per
pensioni e della minor ricchezza da destinare alla salute, alla scuola e alla
sicurezza. Nonché alle future pensioni.
Noi non possiamo permetterci di penalizzare i giovani solo per la paura di
cambiare. Dobbiamo pensare che è necessario guardare avanti, al futuro dei
nostri figli, così come si fa in ogni famiglia quando si mettono da parte i
risparmi per farli studiare e per dare loro un futuro sereno e di benessere.
Anche lo Stato deve pensare al futuro della Nazione, alle giovani generazioni
alle quali dobbiamo assicurare almeno lo stesso benessere di cui possiamo godere
noi oggi.
La riforma delle pensioni proposta dal Governo Berlusconi è una riforma equa
perché offre ai padri e ai figli le stesse opportunità.
UNA RIFORMA SAGGIA
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La riforma delle pensioni proposta dal governo Berlusconi è una riforma saggia.
Il sistema infatti cambierà con gradualità, dando così a tutti l'opportunità
di poter fare i propri conti e prendere le proprie decisioni con piena
consapevolezza.
Fino al 2008 chi ha già maturato il diritto di andare in pensione potrà farlo
con le stesse regole di oggi.
Solo nel 2008 saranno necessari 40 anni di contributi versati per poter andare
in pensione prima di aver compiuto i 65 anni (gli uomini) o i 60 (le donne).
Oggi sono necessari 35 anni di contributi versati per andare in pensione
anticipatamente. Si tratta dunque di un piccolo prolungamento della vita
lavorativa che darà un grande contributo al benessere di tutti.
Inoltre, indipendentemente dai contributi versati, tutti gli uomini avranno
diritto ad andare in pensione all'età di 65 anni, tutte le donne a 60 anni.
Anche in questo caso, se si considera che l'età di pensionamento effettivo oggi
è di 59 anni, possiamo vedere che un piccolo prolungamento della vita
lavorativa potrà apportare un grande beneficio a tutti.
Dobbiamo considerare inoltre che la più lunga durata di vita e i progressi
della medicina e più in generale il benessere che tutti gli italiani hanno
costruito, hanno migliorato di molto la nostra vita. Cinquant'anni fa la durata
della vita media era di 65 anni. Oggi è di 80 e tutti noi possiamo constatare
come una persona di 65 anni sia ancora nel pieno delle sua vitalità.
Sono sempre di più le persone che, raggiunta l'età della pensione, continuano
comunque a lavorare, perché sono in condizioni di farlo e perché possono
mettere a frutto la loro esperienza. Esperienza che va valorizzata e non
accantonata.
La riforma del sistema delle pensioni proposta dal Governo Berlusconi è anche
una riforma saggia perché offre un'opportunità straordinaria a chi abbia
maturato il diritto alla pensione, ma voglia continuare a lavorare.
Per questi è infatti previsto un aumento di stipendio del 32 per cento,
totalmente esentasse.
Si tratta del più cospicuo aumento di stipendio che mai sia stato possibile in
tutta la storia d'Italia.
Per esempio, se lo stipendio annuo è di 20 mila euro, l'aumento sarà di 6 mila
euro netti. Una cifra molto elevata che consente di accumulare in pochi anni
ulteriori risparmi per un sereno futuro.
Una cifra che dà l'idea di quanto, semplicemente lavorando qualche anno di più,
il nostro sistema pensionistico può creare risparmi a favore di una sanità
migliore, di una scuola migliore, di città più sicure, di servizi pubblici più
efficienti.
UNA RIFORMA EUROPEA: IL CASO FRANCIA
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In Francia il sistema delle pensioni soffriva di mali simili al nostro: aumento
della durata di vita, diminuzione della popolazione; con i più una forte
disparità tra dipendenti pubblici e dipendenti privati.
Anche in Francia la riforma ha aumentato la durata minima della contribuzione,
portandola a 40 anni per tutti (mentre prima, per i dipendenti pubblici, erano
sufficienti 37 anni e mezzo). Inoltre è gia previsto che la durata della
contribuzione salirà a 41 anni nel 2012 e a 42 anni nel 2020.
Anche in Francia è stato introdotto un sistema di incentivi a restare in
attività e ritardare l'inizio della pensione: ogni anno in più di lavoro
produrrà il 3% in più di pensione. Mentre chi non avrà raggiunto il minimo
richiesto subirà una decurtazione della pensione del 5% per ogni anno mancante.
UNA RIFORMA EUROPEA: IL CASO GERMANIA
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In Germania il governo rossoverde presieduto da Gerard Schroeder sta affrontando
anch'esso la riforma del sistema pensionistico.
Una commissione di esperti nominata dal governo ha formulato alcune proposte:
innalzare l'età di pensionamento dagli attuali 65 a 67 anni, a partire dal
2011.
Sono inoltre previste penalizzazioni economiche per chi vada in pensione con
meno di 45 anni di versamenti contributivi, e incentivi (pari al 6% all'anno)
per coloro che, pur avendo maturato il diritto alla pensione, restino in attività.
CONCLUSIONI
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La riforma del sistema delle pensioni proposta dal Governo Berlusconi ha come
obiettivo il futuro. Un futuro di benessere e di giustizia sociale per gli
Italiani. Essa non serve, come si dice, a "far cassa". Perché i
futuri risparmi che genererà consentiranno di mantenere un equilibrato sistema
di welfare, nel campo della previdenza, così come nella sanità, nella scuola,
nell'assistenza ai più bisognosi. La riforma del sistema delle pensioni non
cambia di una virgola la situazione dei pensionati attuali e di coloro che, fino
al 2008, matureranno il diritto ad andare in pensione. La riforma del sistema
delle pensioni mette "d'accordo" i padri con i figli e offre
opportunità a tutti. La riforma del sistema delle pensioni è una riforma che
allinea l'Italia ai principali paesi europei.
LA RIFORMA
DELLE PENSIONI IN SINTESI
24/10/03
Riformare
le pensioni oggi per garantirle a tutti anche domani
DAL 2008
Requisiti per andare in pensione:
- 65 anni d'età per gli uomini, 60 per le donne
- 40 anni di contributi indipendentemente dall'età
- 35 anni di contributi e 57 d'età. La pensione sarà calcolata
in base ai contributi effettivamente versati
Il limite dei 40 anni di contributi non varrà per:
- chi ha esercitato un lavoro usurante o precoce
- le lavoratrici madri
- chi assiste disabili
FINO AL 31 GENNAIO 2007
Fino al 31 gennaio 2007 si potrà andare in pensione con le regole
attuali.
Chi avrà maturato il diritto alla pensione prima del 31 dicembre
2007 avrà diritto al trattamento pensionistico, a prescindere
dalle modifiche future.
DAL 2004
Il dipendente che decide di rinviare il pensionamento pur avendo
raggiunto i requisiti potrà scegliere se:
- Ricevere la totalità dei contributi in busta paga, con un
aumento della retribuzione del 32,7% esentasse
- Versare i contributi all'Inps, per avere una pensione più alta
- Versare i contributi alla propria previdenza complementare
RIFORMARE LE PENSIONI OGGI PER GARANTIRLE A TUTTI ANCHE DOMANI
La riforma delle pensioni proposta dal governo Berlusconi non
tocca chi oggi è in pensione. I pensionati di oggi continueranno
a percepire la loro pensione per tutta la vita, senza che nulla
cambi per loro.
La riforma vuole offrire ai padri e ai figli le stesse opportunità,
garantendo la pensione ai lavoratori di oggi e anche ai giovani
che stanno per cominciare a lavorare.
La riforma è necessaria perché l'aumento della durata media
della vita, il conseguente invecchiamento della popolazione e il
calo demografico fanno sì che chi lavora deve "pagare la
pensione" per un numero sempre maggiore di pensionati, con
una spesa insostenibile per la finanza pubblica.
Senza riforma si rischia di non poter pagare le pensioni future e
di ridurre pesantemente la spesa per la salute, per la scuola e
per la sicurezza. I risparmi generati consentiranno di mantenere
un sistema equilibrato per la sanità, la scuola, l'assistenza ai
più bisognosi.
Sono sempre di più le persone che oggi continuano a lavorare
raggiunta l'età della pensione, perché sono in condizioni di
farlo e possono mettere a frutto la loro esperienza.
La riforma offre il più cospicuo aumento di stipendio di tutta la
storia d'Italia. Dal 2004 chi, pur avendo maturato il diritto alla
pensione, decide di continuare a lavorare avrà lo stipendio
aumentato del 32,7%, totalmente esentasse.
La riforma si applicherà solo a partire dal 2008. Ciò dimostra
che non si vuol "fare cassa" con le pensioni, perché
per altri quattro anni il sistema sarà lo stesso di oggi.
La riforma è in linea con l'Europa: Francia, Germania, Gran
Bretagna hanno approvato in questi mesi una riforma del loro
sistema delle pensioni simile alla nostra.
A differenza di quanto hanno fatto i governi precedenti, il
governo Berlusconi con questa riforma delle pensioni compie un
atto di coraggio e di responsabilità nell'interesse dei nonni,
dei padri e dei figli.
Con la dichiarazione sul futuro dell'Unione il Consiglio Europeo
di Nizza del dicembre 2000 ha invitato tutti i Paesi membri ad
aprire un ampio dibattito politico sui temi della riforma
dell'Unione europea, particolarmente importante in vista del
prossimo allargamento a dodici nuovi Stati.
L'obiettivo fondamentale è quello di promuovere la partecipazione
di tutti i cittadini europei alle scelte che riguardano il futuro
dell'Unione.
Il Consiglio europeo di Laeken (14 e 15 dicembre 2001) ha adottato
una Dichiarazione che individua alcune grandi questioni intorno
alle quali dovrà articolarsi il dibattito per le riforme:
- una migliore ripartizione e definizione delle competenze
dell'Unione europea;
- la semplificazione degli strumenti legislativi dell'Unione;
- maggiore legittimità democratica, trasparenza ed efficienza
delle istituzioni dell'Unione europea, con una riflessione sul
quadro istituzionale dell'Unione e sul ruolo dei Parlamenti
nazionali;
- la semplificazione dei trattati, con la eventuale prospettiva
dell'adozione di una Costituzione europea e dell'inserimento della
Carta dei diritti nel trattato di base.
LA CONVENZIONE EUROPEA
Per la prima volta l'elaborazione delle proposte di riforma è
stata affidata ad una Convenzione rappresentativa delle principali
istituzioni nazionali e comunitarie (parlamenti e Governi
nazionali, Commissione europea e Parlamento europeo).
La Convenzione ha tenuto la seduta inaugurale il 28 febbraio 2002.
Il calendario dei lavori è stato particolarmente intenso: 26
riunioni plenarie con 1.812 interventi durati 5.436 minuti e 5.995
emendamenti presentati.
Il 10 luglio 2003, alle ore 13,30, dopo 15 mesi di lavoro, il
Presidente Giscard D'Estaing ha dichiarato la chiusura dei lavori
della Convenzione, che ha raggiunto il traguardo per cui era nata:
il Presidente ha presentato il progetto definitivo della Carta
Costituzionale europea.
Il progetto di Trattato costituzionale adottato dalla Convenzione
dovrà essere sottoposto all'esame della Conferenza
Intergovernativa (CIG) che verrà convocata durante il semestre di
Presidenza italiana dell'Unione (1° luglio- 31 dicembre 2003),
mentre rimane ancora da definire la questione della sua
conclusione entro il 2003 al fine di evitare il cosiddetto ingorgo
costituzionale previsto per il 2004 (scadenza del mandato
dell'attuale Commissione europea, elezioni del parlamento europeo
e ingresso dei dieci nuovi Stati membri).
UN AGGIORNAMENTO SUI LAVORI
Il primo importante risultato raggiunto dalla Convenzione è stato
quello di superare i pilastri stabiliti con il Trattato di
Maastricht per giungere alla formazione di un unico quadro
istituzionale, dotando l'Unione europea di personalità giuridica
unica: questo consente al rappresentante dell'Unione europea di
giocare un ruolo di primissimo piano nell'ambito delle grandi
organizzazioni internazionali.
Dopo aver affrontato le questioni di carattere generale, senza
troppi problemi grazie alla possibilità di trovare in modo
abbastanza agevole elementi di sintesi che potessero soddisfare le
esigenze di ognuno, la Convenzione si è trovata, alla fine del
suo lavoro, ad affrontare le riforma degli organi istituzionali, e
quella dei meccanismi di voto, che hanno rappresentato uno scoglio
difficile da superare.
Il Presidente della Commissione Romano Prodi ha duramente
contestato le proposte del Presidente della Convenzione.
Le proposte del presidente Giscard d'Estaing su cui è stato più
difficile per la Convenzione trovare un accordo tra i suoi
componenti riguardano la presidenza del Consiglio europeo, la
composizione della Commissione, il ministro degli Esteri
dell'Unione e il calcolo delle maggioranze ed il tipo di voto
(unanimità o maggioranza più o meno qualificata, secondo la
materia oggetto del voto).
L’ultima bozza di preambolo presentata richiama i "retaggi
culturali, religiosi e umanistici", senza menzionare
apertamente il Cristianesimo, come era stato richiesto dal Papa e,
tra gli altri europarlamentari, dagli italiani Fini e Tajani. Il
modello "federale" è stato sostituito da quello
"comunitario".
LE PROSSIME TAPPE DELLA COSTITUZIONE EUROPEA:
18 luglio 2003: il presidente della Convenzione Giscard D'Estaing
presenterà la versione definitiva della Carta europea a Silvio
Berlusconi, presidente di turno dell'Unione.
15 ottobre 2003: a Villa Giulia a Roma si apre la CIG incaricata
di valutare ed emendare le proposte della Convenzione.
1° maggio 2004: presumibilmente dopo questa data avverrà la
firma definitiva sulla carta Costituzionale.
Le più importanti riforme istituzionali dell’Unione Europea
contenute nella nuova Costituzione:
Consiglio Europeo:
Attualmente: imposta la politica UE e approva con il Parlamento le
norme europee. E' composto dai Capi di Stato e di governo dei 15,
con la Presidenza che ruota ogni sei mesi.
Proposta: mantiene le sue prerogative. Il Presidente dura in
carica due anni e mezzo e può essere rieletto una sola volta.
Partecipano al Consiglio anche il presidente della Commissione e
il ministro degli Esteri dell'Unione (eletto a maggioranza dal
Consiglio europeo d'accordo con il presidente della Commissione),
nuova figura che riunisce in sé i poteri di Mister Pesc-Javier
Solana e Relex-Chris Patten, oltre ad essere il vicepresidente
della Commissione. Coordinerà i lavori del Consiglio europeo un
"board Council" di sette membri, composto dal
presidente, dal vice, dal ministro degli esteri e da quattro
ministri o capi di governo scelti a rotazione.
Commissione:
Attualmente: salvaguarda l'interesse generale europeo, veglia
sull'applicazione delle norme UE, svolge funzioni di proposta,
coordinamento ed esecuzione. E' formata da 20 membri, due per
ognuno dei "grandi Paesi" (Italia, Francia, Germania,
Inghilterra, Spagna) e uno per gli altri 10.
Proposta: Commissione a 15 membri. Composta dal presidente (eletto
a maggioranza dall'Europarlamento su proposta del Consiglio
europeo), due vice e dodici membri a rotazione, può essere
assistita da non più di 15 commissari delegati. Ogni Stato membro
designa tre nomi, di cui almeno una donna, e il presidente sceglie
tenendo contro degli equilibri politici e geografici.
Parlamento:
Attualmente: 626 membri. Esercita il potere legislativo insieme al
Consiglio europeo.
Proposta: 732 membri, non più di quattro per ogni Paese. Viene
potenziato il suo ruolo con un aumento dei poteri di co-decisione,
e ha l'ultima parola su tutte le spese dell'Unione.
INIZIATIVE PER L’ALLARGAMENTO DEL DIBATTITO
Affinché il dibattito sia ampio e coinvolga l'insieme dei
cittadini, è stato aperto un Forum per le organizzazioni che
rappresentano la società civile (parti sociali, organizzazioni
non governative, ambienti accademici, ecc.).
I Presidenti Pera e Casini hanno attivato il dibattito in Italia
promuovendo il 30 novembre 2001, nell'Aula di Montecitorio, la
manifestazione "Per l'avvenire dell'Europa" (vedi sito www.camera.it)
finalizzata a dare impulso e coordinare programmi di iniziative
sul progetto di Europa.
LA FECONDAZIONE
MEDICA ASSISTITA, IL PROGETTO DI LEGGE
28/09/03
LA
FECONDAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA, IL PROGETTO DI LEGGE
Prima i numeri del fenomeno:
- 7.000 i bambini nati ogni anno grazie alle tecniche di
fecondazione assistita. Il 95% viene concepito attraverso la
fecondazione omologa, cioè con gameti dei genitori; il 5%
attraverso la fecondazione eterologa, vale a dire con la donazione
di un gamete da parte di un terzo esterno alla coppia;
- 50.000 le coppie infertili, pari al 15-18% delle coppie
italiane;
- 384 i centri antisterilità censiti dal Registro dell’Istituto
superiore di sanità sulla fecondazione medicalmente assistita;
- 24.276 gli embrioni congelati custoditi nei centri specializzati
e appartenenti a 5.022 coppie che si sono sottoposte alla
fecondazione artificiale. Poiché la nuova legge vieta il
congelamento degli embrioni, l’Istituto superiore di sanità
dovrà decidere cosa fare di quelli congelati.
La materia soffre di mancanza di norme per la sua
regolamentazione. L'unico dispositivo giuridico primario in vigore
è la legge 145/2001, che ha ratificato la Convenzione sui diritti
dell’uomo e sulla biomedicina redatta ad Oviedo il 4 aprile 1997
ed il relativo Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168.
Il disegno di legge predisposto dal Governo per regolamentare la
materia stabilisce che:
- sono riconosciuti i diritti del nascituro;
- il ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale è
consentito dopo che altri rimedi contro la sterilità si sono
dimostrati inefficaci;
- è possibile creare un embrione solo se seme e ovulo provengono
dalla coppia. No alla fecondazione eterologa nei centri pubblici e
privati;
- è vietato produrre più di tre embrioni, che devono essere
immediatamente ed insieme trasferiti nell’utero della donna.
Deroga solo in caso di problemi di salute della donna che
impongono di rimandare il trasferimento. È vietato l’aborto
selettivo;
- possono accedere alle tecniche solo coppie di maggiorenni
sposati o conviventi, di sesso diverso, in età potenzialmente
fertile.
Approvato alla Camera dei Deputati, il disegno di legge è
attualmente all’esame del Senato (XII Commissione).
L’aumento e l’uso sempre più frequente delle tecniche di
riproduzione medicalmente assistita rende necessario e non più
procrastinabile il varo di una legge di regolamentazione della
materia.
Infatti, contro le opinioni di chi giudica in modo negativo questo
disegno di legge, vale la pena ricordare che una materia di così
grande importanza è "normata"attualmente, oltre che
dalla legge di ratifica 145/2001 di cui facciamo cenno nella
scheda, da:
- un paio di circolari ministeriali,
- un vecchio divieto dell’ex ministro della sanità Degan,
- un articolo del codice deontologico dei medici,
- qualche parere da parte di comitati di bioetica e giuristi.
I criteri che hanno ispirato il disegno di legge sono:
- l’ultima ratio, cioè il ricorso alla procreazione artificiale
solo quando, per ragioni patologiche, non si possono seguire le
vie naturali;
- la non mercificazione delle funzioni fondamentali del corpo
umano, impedendo che gli interessi economici legati alla ricerca
scientifica, e non solo, possano soffocare regole ed esigenze di
carattere etico;
- il rifiuto del principio di consequenzialità, cioè l’evitare
di cadere in una specie di "scivolo etico" che porta ad
obiettivi inaccettabili, quali l’ottimizzazione della
procreazione (non un figlio ma un figlio con determinate
caratteristiche), la compravendita di capacità riproduttive, la
produzione di embrioni con finalità non di procreazione, ma di
mercato.
La votazione alla Camera ha dimostrato che il disegno di legge è
un tipico esempio di provvedimento trasversale, che non vede cioè
il voto a favore di una maggioranza politica contrapposto al voto
contrario di una minoranza politica, ma il voto a favore o
contrario di deputati appartenenti ad una parte o all’altra,
secondo coscienza.
Ora alcune risposte ai critici della nostra proposta di legge:
-È una legge talebana, contro la procreazione e contro le donne.
È invece una legge in favore delle donne, delle coppie e del
nascituro. È una legge per la vita. Oggi le donne non sono
tutelate da alcuna legge, sono alla mercé di chiunque, esposte a
trattamenti invasivi. Questa legge è il primo passo avanti per
difendere chi accede alla procreazione artificiale.
-È una legge confessionale.
È una legge laica. Se in alcuni passaggi i valori etici scelti
sono vicini o coincidenti con quelli della Chiesa non significa
che sia una legge cattolica, né tanto meno integralista.
Oltretutto la Choesa non è d’accordo nemmeno con la
fecondazione “in vitro”.
-Sono norme antilibertarie, lesive dei diritti del singolo che
vuole essere genitore. Alcune categorie sono penalizzate: singles,
omosessuali, coppie sterili.
È stato privilegiato l’angolo di visuale secondo cui il primo
bene da proteggere è quello del concepito e quindi del bambino e
per cui il suo diritto alla vita ed il suo diritto alla famiglia
devono trovare riconoscimento anche nel confronto con il
desiderio, pur nobile, di adulti di avere un figlio.
È difficile giudicare che cosa è giusto in una materia così
complessa che coinvolge chi non c’è ancora. Si legge spesso di
coppie con un figlio malato che ne mettono al mondo un altro per
avere un donatore di tessuti con cui curare il primo. È giusto o
è sbagliato? È forse un gesto d’amore, quello dei genitori e
dello stesso fratello.
-Vietare la maternità surrogata significa creare ulteriori
difficoltà alle donne che già soffrono per essere sterili.
La maternità surrogata, vietata anche dal codice di deontologia
medica approvato dalla federazione nazionale degli Ordini dei
medici nel 1998, è umanamente abnorme, poco praticabile nel
nostro ordinamento sociale e provocherebbe un mercato vergognoso
di “mamme in affitto".
È assurdo riconoscere soggettività e dignità di persona
all’embrione.
Lo stesso Comitato nazionale di bioetica, in un documento del 12
luglio 1996, affermava: “Il comitato è pervenuto unanimemente a
riconoscere il dovere morale di trattare l’embrione umano, sin
dalla fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si
debbono adottare nei confronti degli individui umani a cui si
attribuisce comunemente la caratteristica di persona.”
-Proibire la fecondazione eterologa in nome della naturalità dei
genitori significa negare i valori dell’adozione.
La fecondazione eterologa crea di fatto due figure di genitori:
quelli biologici che forniscono il materiale genetico e quelli
legali che alleveranno il bambino. L’adozione ha il fine di dare
dei genitori al bambino che ne è privo, rimediando al male
dell’abbandono. La fecondazione eterologa legalizzerebbe
l’irresponsabilità dei genitori biologici e l’abbandono
lasciando ragionevolmente prevedere rischi psicologici per i
figli.
La proposta del centrosinistra presentata nella scorsa legislatura
appariva migliore da molti punti di vista.
Il disegno di legge approvato alla Camera ed ora in esame al
Senato riporta pressoché lo stesso testo della precedente
legislatura.
UN ANNO DI
SPERIMENTAZIONE DELLA RIFORMA MORATTI
06/09/03
UN ANNO DI
SPERIMENTAZIONE DELLA RIFORMA MORATTI
CHI PARTECIPA
Nell'anno scolastico 2002/2003 hanno partecipano alla
sperimentazione circa 250 scuole. Gli istituti interessati sono
stati laboratori di ricerca della riforma degli ordinamenti
scolastici. La sperimentazione ha riguardato la scuola elementare
e la scuola dell’infanzia. Il test ha esaminato i principali
aspetti del nuovo modello di istruzione: maestro tutor, portfolio,
studio dell’inglese e delle nuove tecnologie nella prima
elementare, e la possibilità di frequenza anticipata nella scuola
dell’infanzia.
VERIFICHE
La sperimentazione è stata monitorata da osservatori a livello
nazionale e regionale che hanno sostenuto le varie iniziative,
assistendo le scuole nelle scelte.
Le stesse famiglie hanno potuto verificare il raggiungimento degli
obiettivi didattici già a partire dal primo anno. Alla fine del
primo anno delle elementari, per esempio, il team dei docenti dove
aver percorso un certo cammino con i propri alunni: accenti,
scansione delle sillabe, qualche elemento di punteggiatura, le
doppie, le parole tronche.
RAFFRONTI
Poco dopo la chiusura dell'anno scolastico, il Ministero
dell'Istruzione ha reso pubblica una relazione relativa alla
sperimentazione svolta nell'anno 2002/2003.
Le indicazioni consentono di fare dei raffronti tra le varie
scuole e permettono di valutare il fondamentale apporto di
insegnanti e genitori nell'intraprendere la strada
dell'innovazione e dell'insegnamento di qualità.
RIFORMA FLESSIBILE
Libertà alle scuole. Ogni istituto era libero di scegliere se
aderire a tutte le parti della riforma o solo ad alcune. Con
esclusione dell’anticipo di frequenza, tutte le scuole potevano
aderire ad alcuni aspetti della sperimentazione.
FREQUENZA ANTICIPATA
Alle scuole sperimentali potevano essere iscritti i bambini che
avevano compiuto 3 anni (per la scuola dell’infanzia) e 6 anni
(per la scuola elementare) entro il 28 febbraio 2003.
MAESTRO PREVALENTE
Sono state valorizzate le esperienze didattiche più vicine alla
linea del maestro prevalente: un insegnante che ha funzioni di
coordinatore del team docente e di tutor verso gli alunni, che
cura la continuità educativa del bambino, con una presenza in
classe preferibilmente tra le 18 e 21 ore settimanali. Un
insegnante che è punto di riferimento per le famiglie.
SPERIMENTAZIONE E MAESTRO PREVALENTE
La sperimentazione del “maestro prevalente” ha fatto tanto
infuriare i sindacati.
Prevede un solo maestro che seguirà la classe per un minimo di 18
ore e un massimo di 21 ore.
Il maestro (o la maestra) sarà il principale interlocutore delle
famiglie a lui si affiancheranno altri colleghi per
l’insegnamento dell’inglese e dell’informatica.
Nel medesimo plesso scolastico ci saranno insegnanti utilizzati su
più classi e per le medesime materie ottenendo così un indubbio,
migliore e razionale utilizzo degli organici.
Sicuramente ne trarrà beneficio anche la relazione educativa
maestro-allievo, e l’Italia si avvicinerà al contesto Europeo
rispetto al rapporto docenti alunni che da noi è di 1 a 9,15
contro la percentuale comunitaria che è attualmente di 1 a 15.
PORTFOLIO
Al maestro prevalente spetta la compilazione del portfolio delle
competenze individuali. Il portaolio consiste in un documento
personale che accompagnerà il bambino per tutta la sua vita
scolastica e conterrà tutte le informazioni importanti sulle sue
attitudini, sulle competenze dimostrate e sul suo percorso di
crescita, utili ai fini del suo orientamento e della sua
valutazione.
GRUPPO
La vita della scuola non ruota soltanto intorno alla classe. La
sperimentazione introduce un’organizzazione per gruppi. Al
gruppo-classe se ne potranno affiancare altri costruiti secondo la
logica dei livelli, come un insieme di bambini con le stesse
capacità in inglese che prescinde dall’età e
dall’appartenenza a una stessa classe. O secondo la logica dei
compiti, come un insieme di bambini, per esempio, interessati al
teatro.
SELEZIONE
Il Ministero ha ricevuto un elevato numero di richieste da parte
di scuole desiderose di partecipare alla sperimentazione.
Nella scelta si è tenuto conto delle disponibilità di strutture
e personale.
COMPUTER
Fra i circoli scolastici candidati sono stati privilegiati quelli
che hanno già installato un collegamento telematico su linea Isdn
che consente di scaricare più velocemente dati e un uso del
computer più agevole.
INGLESE
Fra i criteri adottai per la selezione c’è stata anche la
disponibilità nell’istituto di docenti in grado di insegnare la
lingua inglese.
LABORATORI
La scelta ha privilegiato quelle scuole che hanno disponibilità
di laboratori. Vi sono state svolte attività con gli insegnati
che hanno maggior tempo disponibile.
LA SOSPENSIONE
DELLA PENA
24/08/03
LA
SOSPENSIONE DELLA PENA
UN PROVVEDIMENTO CHE NON RIGUARDA I DETENUTI PIU’ PERICOLOSI
Il provvedimento prevede la sospensione condizionata della pena,
questo "alleggerimento" della detenzione non vale per
tutti, non si applica a chi ha commesso i reati più gravi,
dall'associazione di tipo mafioso a quella sovversiva,
dall'omicidio al sequestro di persona, dalla violenza sessuale
alla prostituzione minorile. Non si tratta di un indulto perché
la legge non cancella la pena, pur in una sola parte, ma la
sospende, l'ex detenuto torna a scontare la pena se ricomincia a
delinquere.
SPINGE IL DETENUTO AD UN COMPORTAMENTO VIRTUOSO
La sospensione è "condizionata", chi ne beneficia deve
rispettare precisi obblighi e non deve commettere reati per i
cinque anni successivi all'uscita dal carcere. Solo alla fine dei
cinque anni la buona condotta viene premiata con la cancellazione
dei tre anni di detenzione.
RAGIONI UMANITARIE E DI SICUREZZA
Questo provvedimento risponde sia a ragioni umanitarie, favorendo
la riduzione della pena e il miglioramento delle condizioni nelle
carceri, sia a ragioni di certezza della pena e di sicurezza,
escludendo dalla sospensione gli autori dei reati socialmente più
pericolosi.
Si tratta di un provvedimento equilibrato, di certo non un
messaggio di debolezza nei confronti di chi attenta alla sicurezza
dei cittadini onesti.
STATO FORTE E ATTENZIONE ALL’UOMO
Solo uno Stato debole si nasconde dietro una granitica durezza e
ha paura di mostrare umanità verso coloro che rappresentano
concretamente il segno tangibile dei suoi stessi errori. Solo la
fiducia nell’uomo può consentire alla società il recupero di
tutte le sue energie personali e di non estromettere
definitivamente dalla vita civile quelle di loro che si dibattono
nella emarginazione.
LA SITUAZIONE NELLE CARCERI
Gli istituti penitenziari italiani ospitano circa 15.000 detenuti
in eccesso e si avvicinano al superamento della soglia totale di
tolleranza (sono sufficienti altri 2000 detenuti).
Il governo ha stanziato 4.400 milioni di euro per l'edilizia
carceraria. Nell'immediato è importante fare qualcosa per evitare
che la situazione, già grave, si faccia esplosiva.
CITTADINI SICURI
Uno forza di governo responsabile deve saper coniugare la
sicurezza dei cittadini con l'esigenza di un provvedimento
limitato che favorisca lo sfoltimento delle carceri.
La legge di sospensione della pena approvata dal Parlamento, con i
precisi limiti che lo contraddistinguono, risponde a questa
duplice esigenza.
SOSPENSIONE DELLA PENA
I giornalisti definiscono il provvedimento "indultino"
mentre bisognerebbe parlare di sospensione condizionata della
pena. L'indulto cancella la pena, questo provvedimento, invece, la
sospende ed è molto vicino alla categoria delle pene alternative,
già presenti nel nostro codice.
Si tratta di una sospensione "condizionata": chi ne
beneficia deve rispettare le prescrizioni previste e non deve
commettere reati nei 5 anni successivi all'uscita dal carcere.
CHI USCIRA’ DAL CARCERE
Uscirà dal carcere solo un ristretto numero di persone che non
hanno commesso reati particolarmente gravi e ogni caso sarà
valutato singolarmente.
Una volta usciti, resteranno sotto stretto controllo, un controllo
che mira a garantire che questi soggetti si inseriscano nel
tessuto sociale e non abbiano solamente il crimine come unica
alternativa.
SOSPENSIONE DI DUE ANNI
Le norme prevedono che siano sospesi gli ultimi due anni della
pena per chi ha scontato almeno metà della condanna.
La sospensione può essere disposta una sola volta e ne sono
comunque esclusi i reclusi sottoposti a un regime di sorveglianza
particolare e coloro i quali non abbiano avuto una buona condotta
in carcere.
PRESCRIZIONI
I beneficiari della sospensione, pena il rientro in carcere,
dovranno osservare alcune condizioni:
obbligo di presentarsi all'ufficio di polizia, obbligo di non
allontanarsi dal comune di residenza o di lavoro, divieto di
espatrio. Naturalmente non dovranno commettere reati.
CHI RESTERA’ IN CARCERE
Non usufruiranno della sospensione della pena coloro che sono
stati condannati per reati gravi come:
terrorismo, strage, sequestro di persona, associazione mafiosa,
riduzione in schiavitù, violenza sessuale, pedofilia,
prostituzione o pornografia minorile, rapina aggravata, estorsione
aggravata, traffico di sostanze stupefacenti.
CHI NON RISPETTA LE PRESCRIZIONI
Un detenuto che usufruisce della sospensione della pena, se
dovesse commettere un altro reato o dovesse violare una delle
prescrizioni impostegli all'atto della liberazione (ad esempio
inosservanza dell'obbligo di presentazione all'ufficio di polizia)
finirà di nuovo in carcere e dovrà scontare per intero la sua
pena.
LA POLITICA DEL
GOVERNO SULL'IMMIGRAZIONE
11/08/03
LE
MODIFICHE INTRODOTTE ALLA LEGGE SULL’IMMIGRAZIONE
I punti salienti dell'intervento di rettifica normativa e le
ragioni che hanno indotto il Governo a proporre la modifica della
legge sull’immigrazione varata nella passata legislatura dal
centrosinistra (legge n. 40 del 1998, cosiddetta Turco-Napolitano)
sono quattro:
- il collegamento di un lavoro certo al permesso di soggiorno;
- l'effettività del sistema delle espulsioni;
- un maggiore rigore nei confronti dei trafficanti di uomini;
- nuove disposizioni per evitare la strumentalizzazione
dell'asilo.
PRIMO PUNTO: IL LAVORO
A differenza di quanto è stato sostenuto dall'opposizione, ciò
che è previsto in questa legge ci avvicina all'Europa molto più
di quanto avveniva con la Turco-Napolitano. La Bossi-Fini si
richiama ad una proposta di direttiva che sarà adottata nei
prossimi mesi.
della proposta di direttiva si dà una interpretazione del
permesso di soggiorno al lavoratore subordinato come permesso che
consente al cittadino extracomunitario di entrare e risiedere nel
territorio per esercitare un'attività di lavoro. Per ottenere il
permesso di soggiorno si prevede in modo particolare che sia stato
stipulato un contratto di lavoro per una specifica attività per
la quale lo straniero possegga le capacità necessarie e che
l'assunzione dello straniero risponda ad effettive esigenze
economiche del mercato dell'Unione europea.
SECONDO PUNTO: L’ESPULSIONE
La nuova normativa distingue tra chi vuole entrare in Italia in
modo regolare, chi entra in Italia clandestinamente (in questo
caso si prevede il meccanismo dell'espulsione) e chi entra in
Italia per commettere delitti, e in questo caso è necessario un
maggiore rigore nel trattamento sanzionatorio.
Cosa significa effettività dell'espulsione? Significa dilatare il
sistema di espulsione con accompagnamento nello Stato di
provenienza; significa ridurre ad ipotesi marginali il sistema
dell'espulsione per intimazione, quel sistema cioè che finora ha
fatto restare in Italia decine di migliaia di stranieri ai quali
è stato consegnato semplicemente un foglietto.
È ovvio che l'effettività dell'espulsione ha come elemento
principale la cooperazione con i Paesi dai quali proviene il
maggior flusso di clandestini. A raggiungere questo obbiettivo è
finalizzato l'articolo 1 della legge, che in qualche modo
condiziona la cooperazione, sul piano internazionale, alla
collaborazione da parte di questi Stati sul fronte dei piani di
riammissione dei clandestini e della lotta al traffico di uomini.
TERZO PUNTO: MAGGIORE RIGORE VERSO I TRAFFICANTI DI UOMINI
La legge prevede delle sanzioni più rigorose nei confronti dei
trafficanti di uomini che, anche sotto il profilo del trattamento
penitenziario, vengono parificati ai responsabili di delitti di
tipo mafioso e contiene alcune disposizioni in materia di asilo
tese ad evitare non che chi chiede il riconoscimento dello status
di rifugiati non lo ottenga, bensì la strumentalizzazione della
richiesta d'asilo.
QUARTO PUNTO: EVITARE LA STRUMENTALIZZAZIONE DELL’ASILO
Il Governo immaginava un intervento quadro di tipo organico in
materia di asilo. Ha però ritenuto indilazionabile inserire, in
una disciplina riguardante l'immigrazione e la prevenzione e il
contrasto dell'immigrazione clandestina, alcune disposizioni tese
ad impedire tale strumentalizzazione. La legge si ispira ai
principi indicati nella proposta di direttiva 578 del 20 settembre
2000[già 2000/238 (CNS) recante norme minime per le procedure
applicate negli stati membri ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di rifugiato] e rispetta quanto disposto dalla
Convenzione di Ginevra e dalla Convenzione di Dublino in materia
di diritto di asilo.
LE MODIFICHE INTRODOTTE AL CONTRATTO DI LAVORO/SOGGIORNO
1. Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato è condizione
essenziale per il rilascio del permesso di soggiorno nel
territorio dello Stato. La durata del permesso di soggiorno per
lavoro viene commisurata alla durata del relativo contratto di
soggiorno per lavoro.
2. Il contratto di lavoro deve garantire allo straniero adeguato
alloggio (spese a suo carico) e copertura delle spese di rientro
nel paese d’origine.
3. E’ prevista la verifica dell’assenza di domanda di lavoro
da parte di soggetti italiani o comunitari
4. Il datore di lavoro, anche in caso di disponibilità di
lavoratori italiani o comunitari, mantiene la possibilità di
assumere nominativamente uno straniero con rapporto di lavoro
subordinato a carattere stagionale
5. Diminuzione da dodici a sei mesi del periodo minimo di durata
di iscrizione nelle liste di collocamento
6. Limite annuale massimo di ingresso degli stranieri che svolgono
attivita’ sportiva a titolo professionistico o comunque
retribuita
7. La frequenza ai corsi di formazione professionale effettuati
nell’ambito di programmi bilaterali o multilaterali costituisce
titolo preferenziale per l’assunzione del lavoratore straniero
in aziende italiane operanti in Italia o nel territorio di origine
8. La determinazione delle quote di ingresso per motivi di lavoro
viene predisposta anche con decreti infrannuali in base ai dati
sull’effettiva richiesta di lavoro.
9. In caso di mancata emanazione del decreto quest’ultimo può
essere sostituito da un D.P.C.M (Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri) transitorio che può abbassare quota di
ingressi rispetto all’anno precedente
10. Sono previste quote riservate ai lavoratori di origine
italiana residenti in paesi non comunitari.
11. La soppressione dell’istituto dello sponsor.
12. Disposizioni per favorire l’emersione del lavoro irregolare.
LA RIFORMA DEI
PERCORSI UNIVERSITARI
27/07/03
LA RIFORMA
DEI PERCORSI UNIVERSITARI
Sono iniziate le procedure per la revisione del Regolamento n. 509
del 1999. Il sistema cosiddetto del 3+2 è sostanzialmente
confermato. Vengono però introdotti alcuni correttivi per
garantire una maggiore flessibilità e porre rimedio ad alcune
disfunzioni rilevate fin dalla prima fase di attuazione della
riforma dell'Ulivo.
PIU’ FONDI PER I GIOVANI
È stato istituito un fondo per gli studenti che consentirà
l'assegnazione di 3.500 borse Socrates-Erasmus e 5.000 nuove borse
di ricerca, di dottorato e post-dottorato.
UNIVERSITA’ A DISTANZA
Anche in Italia ci si potrà laureare a distanza, mediante
Internet. È operativo, il decreto del ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca, emanato di concerto con il
ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, che stabilisce i
criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a
distanza delle università statali e non statali e delle
istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli
accademici.
MODIFICA DEL 3 + 2
Il cosiddetto 3+2 è stato introdotto dal ministro Ortensio
Zecchino, è costituito da un primo triennio (laurea) e da un
successivo biennio (laurea specialistica).
Il 3+2 ha suscitato molte perplessità ed è stato da più parti
accusato di minare l'eccellenza degli studi universitari. A
Giurisprudenza, ad esempio, solo una minoranza ha optato per il
3+2.
PERCORSO A Y
Cosa cambia con la revisione dei percorsi? Gli studenti verranno
immatricolati alle classi di laurea e, dopo una formazione di base
comune di almeno 60 crediti formativi universitari (Cfu), saranno
orientati dalle Università alla scelta tra un percorso
professionalizzante (ulteriori 120 crediti) o, in alternativa, un
percorso di studio metodologico e di base (stesso numero di
crediti).
LAUREA MAGISTRALIS
La laurea di secondo livello, precedentemente denominata
specialistica, viene ridenominata "laurea magistralis".
Ad essa corrispondono 120 crediti. Ai percorsi di "laurea
magistralis" si può accedere con il possesso della laurea
sulla base di criteri definiti dagli atenei.
1+2+2
- Primo anno di base (60 crediti)
- Biennio professionalizzante o biennio metodologico (120 crediti)
Laurea
- Biennio specialistico (120 crediti)
Laurea magistralis
GIURISPRUDENZA E MEDICINA
Nelle facoltà giuridiche il 3+2 è stato accolto tra le
polemiche. La riforma prevede l'1+2 per gli studenti che scelgono
una laurea professionalizzante e l'1+2+2 per i livelli di
preparazione elevata.
A differenza delle altre facoltà, è previsto anche l'1+4 ovvero
un percorso di studi destinato a coloro che desiderano avere una
formazione unitaria, come chi intende intraprendere la professione
di notaio o la carriera in magistratura.
Anche per Medicina, date le sue peculiarità, è previsto un
percorso distinto.
DOTTORATI, MASTER, CORSI DI PERFEZIONAMENTO
Vengono mantenuti i dottorati di ricerca (laurea doctoralis) e i
master di primo e secondo livello; le università possono inoltre
istituire corsi di perfezionamento scientifico e corsi di alta
formazione permanente e ricorrente.
IL SUPPLEMENTO AL DIPLOMA
I titoli di studio (laurea e laurea magistralis) dovranno essere
corredati, al momento del rilascio, del "supplemento al
diploma". Il "supplemento di diploma" certificherà
la carriera dello studente in coerenza con quanto avviene negli
altri Paesi d'Europa, consentendo una maggiore trasparenza dei
curricula, anche ai fini di un più efficace inserimento nel mondo
delle professioni, e una maggiore mobilità in tutti gli atenei
d'Europa.
CHI HA CONSEGUITO UN DIPLOMA UNIVERSITARIO
Anche coloro che sono in possesso del diplomi universitari di
durata triennale (Du) conseguiti a seguito della legge 341/1990
potranno accedere direttamente ai corsi di "laurea
magistralis" senza dover preventivamente acquisire la laurea.
AUTONOMIA DEGLI ATENEI
A livello nazionale verranno vincolate le attività didattiche di
base e caratterizzanti da un minimo di 50 a un massimo di 65 per
cento dei crediti formativi, lasciando agli atenei piena autonomia
nella definizione della residua percentuale dei crediti formativi.
Gli atenei dovranno indicare i crediti riservati agli studenti, le
attività di tirocinio e stages, l'apprendimento delle lingue e
dell'informatica e le attività per l'inserimento nel mondo del
lavoro.
UNIVERSITA’ E MERCATO
Viene ribadita e ulteriormente accentuata la necessità che gli
atenei definiscano la progettazione dei corsi in stretta aderenza
alle esigenze del mercato del lavoro e delle professioni ed in
funzione, pertanto, degli sbocchi professionali.
IL TITOLO DI DOTTORE
Viene infine confermato che ai laureati di primo livello spetta il
titolo di "dottore", ai possessori della "laurea
magistralis" spetterà il titolo di "dottore
magistrale" e ai possessori del dottorato di ricerca il
titolo di "dottore di ricerca".
L'ITER DEL DECRETO
Il testo delle modifiche al Regolamento n. 509 del 1999 è stato
trasmesso, per l'acquisizione dei pareri, al Cun (Consiglio
universitario nazionale), alla Crui (Conferenza dei rettori delle
università italiane), al Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti
universitari), e al Cnvsu (Comitato nazionale di valutazione del
sistema universitario). L'iter prevede successivamente il parere
del Consiglio di Stato e delle Commissioni VII di Camera e Senato.
Dopo la registrazione della Corte dei Conti il Regolamento sarà
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
L' AFFARE
TELEKOM SERBIA
17/07/03
L'AFFARE
TELEKOM SERBIA
LA DENUNCIA
Il 16 febbraio 2001, esce su "La Repubblica" un articolo
dal titolo "Le tangenti di Milosevic" a firma dei
giornalisti Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini. E' la prima parte
(gli altri due articoli saranno pubblicati il 17 ed il 18 febbraio
2001) di un’inchiesta che ricostruisce i retroscena
dell’operazione Telekom Serbia.
LO SCANDALO
Nel giugno 1997 la Telecom Italia, guidata da Tomaso Tommasi di
Vignano (all’epoca Telecom era di proprietà pubblica del
Ministero del tesoro) acquisisce il 29% della società Telekom
Serbia al prezzo di 878 miliardi di lire. Il Governo di allora era
così composto: Presidente del Consiglio Romano Prodi, Ministro
del tesoro Carlo Azeglio Ciampi, Ministro degli esteri Lamberto
Dini, Sottosegretario agli esteri per i Balcani Piero Fassino.
L’operazione è annunciata da Lamberto Dini. Il 3% di questa
somma sparisce in conti esteri.
I RAPPORTI TRA ITALIA E SERBIA
I "facilitatori", come erano chiamati in Telecom coloro
che tenevano i rapporti con la controparte, erano:
l’ex ambasciatore serbo presso la Santa Sede Dojcilo Maslovaric,
l’ex ministro degli esteri inglese (nonché amico di Milosevic)
Douglas Hurd, che per il suo disturbo riceverà 32 miliardi di
vecchie lire;
il conte Gianni Vitali;
il professor Srdja Dimitrievic, detto "l’ippopotamo",
al quale sarà corrisposta una somma equivalente a 17 miliardi di
vecchie lire attraverso un’impresa di sua proprietà (Mak
Environment di Skopje).
L’INCHIESTA
Il 18 febbraio 2001 il procuratore capo di Torino (sede di Telecom)
Marcello Maddalena apre un’inchiesta, tesa ad accertare
eventuali responsabilità. Il reato ipotizzato è falso in
bilancio e corruzione. Gli indagati sono: Tomaso Tommasi di
Vignano e Giuseppe Gerarduzzi, ambedue amministratori di Telecom
Italia.
IL CASO IN PARLAMENTO
Il ministro degli esteri Lamberto Dini interviene alla Camera ed
al Senato negando di essere coinvolto nell’"affaire".
Preannuncia azioni legali contro i due giornalisti affermando che
si tratta di ricostruzioni arbitrarie e fantasiose, piene di
illazioni, deduzioni ed errori.
LA COMMISSIONE D’INCHIESTA
Il 7 marzo il centrodestra presenta alla Camera una proposta di
legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Dopo
la vittoria alle elezioni di due mesi dopo, la proposta viene
discussa e si giunge all’approvazione della legge n. 99 del 21
maggio 2002,che istituisce la Commissione d’inchiesta
sull'affare Telekom serbia. La commissione si insedia il 10 luglio
2002. Entro un anno deve terminare i suoi lavori. Presidente della
Commissione: Enzo Trantino di AN.
LE AUDIZIONI
La Commissione dà il via alle numerose audizioni che
contraddistingueranno la sua intensa attività. Il 7 maggio 2003,
viene ascoltato Igor Marini, che accusa Dini (Ranocchio), Prodi
(Mortadella) e Fassino (Cicogna), di avere giocato un ruolo di
primo piano nella vicenda, e di avere intascato direttamente o
indirettamente i trenta miliardi della tangente. Marini afferma di
possedere documenti a Lugano che sostengono la sua tesi. Il giorno
seguente, una delegazione si reca a Lugano per verificare la
veridicità della testimonianza di Marini, ma viene fermata dalla
polizia elvetica. Igor Marini viene trattenuto in carcere ed
interrogato dalle autorità svizzere. Si attende il prossimo
interrogatorio da parte delle autorità italiane, previsto per la
fine di giugno.
Qui di seguito pubblichiamo le risposte alle obiezioni che
solitamente la sinistra rivolge all’operato del Parlamento e del
Governo sull’affare Telekom-Serbia:
1) Una commissione parlamentare sulla presunta malagestione
dell’affare Telekom Serbia non era affatto necessaria. C’era
già in corso un’inchiesta della magistratura che avrebbe fatto
piena luce.
Senza l’inchiesta parlamentare, l’inchiesta giudiziaria
gestita dal Procuratore della Repubblica di Torino, dottor
Marcello Maddalena, avrebbe approdato ad un nulla di fatto, sotto
il patrocinio del Procuratore Generale dottor Giancarlo Caselli. I
procuratori torinesi ascoltati in Commissione hanno suscitato più
di qualche perplessità, ammettendo di non aver interrogato il
conte Gianni Vitali, uno degli intermediari dell’affare
ricompensato con 14 miliardi di vecchie lire, perché non
riuscivano a rintracciarlo. Il presidente della Commissione
Trantino, dopo aver visto una foto pubblicata da "Il
Giornale" che raffigurava l’abitazione del conte, ha preso
la macchina ed è andato ad interrogarlo a casa sua.
2) La Commissione non doveva accettare la testimonianza di un
faccendiere come Marini. Tutti coloro che lo conoscono da vicino
lo dichiarano privo di attendibilità.
Non si tratta di un teste raccattato per strada, ma di un teste
introdotto da un altro teste e dalla procura della Repubblica di
Roma. Inoltre l’audizione è stata votata da tutti i membri
della Commissione. Ancora una volta la sinistra usa due pesi e due
misure. Le testimonianze che fanno comodo a una certa sinistra
giustizialista che usa la magistratura a fini politici sono
validissime, da qualunque testimone provengano: un pentito che ha
ammazzato cinquanta persone accusa Andreotti e Dell’Utri ed è
considerato dalla sinistra un teste attendibile. Igor Marini dice
qualcosa di "strano" su Dini e Fassino, e subito diventa
un oscuro e inattendibile faccendiere.
3) Igor Marini cercava solo un pretesto per andare in Svizzera a
recuperare documenti suoi che non c’entrano niente con
l’inchiesta.
Di fronte alle denunce di un teste la Commissione ha il dovere di
verificarne al più presto l’attendibilità. Con una richiesta
di rogatoria, come chiede il centrosinistra, chi era stato tirato
in ballo dal teste sarebbe rimasto sulla graticola per chissà
quanto tempo. I documenti citati dal Marini potrebbero essere dei
falsi, dei fotomontaggi o riferirsi a contesti diversi da quello
oggetto della Commissione.
4) Piero Fassino sostiene che è tutta una montatura organizzata
da un burattinaio.
L’onorevole Piero Fassino reclama l’impunità. Una categoria
in uso nel Medioevo. Per ogni cittadino dovrebbe vigere la stessa
regola. Ci sono accuse: si verifica. Se sono false, tanto meglio.
5) Il centrodestra sta cavalcando l’affare Telekom Serbia a fini
politici Non si è trattato né di un disastro finanziario, né di
una speculazione politica.
Non si potevano sottostimare in modo così evidente i rischi
immaginabili con un Paese sotto embargo, sottoposto a crescente
isolamento e in procinto di entrare in guerra. Non si potevano
soprastimare in modo così evidente gli impianti acquisiti che
sono stati acquistati per 900 miliardi e rivenduti per 377
miliardi alcuni mesi dopo. L'ambasciatore italiano in Serbia aveva
spedito in Italia ben 14 telegrammi indirizzati alla Farnesina
mettendo in guardia sui pericoli che si correvano. Chi era al
governo ”non poteva non sapere”
6) Il centrodestra vede complotti dappertutto. E’ logico che gli
inquirenti svizzeri sapessero della "missione" italiana:
era scritto sui giornali elvetici.
Il portavoce del Ministero Pubblico della Confederazione elvetica,
Mark Wiedmer afferma che la Procura federale aveva ricevuto, prima
della missione della Commissione d’inchiesta a Lugano, una
richiesta informale in merito alla possibilità di visionare
documenti depositati in Ticino. Stando alla rivista "SonntagsZeitung"
la richiesta è arrivata dalla procuratrice genovese Francesca
Nanni, consulente giuridica della Commissione. La Nanni ha ammesso
di essere stata incaricata dall’on. Giovanni Kessler (DS) di
effettuare la telefonata. L’on. Kessler ha a sua volta ammesso
di aver dato l’incarico alla Nanni, minimizzando il fatto. Per
questa sua iniziativa, l’on. Kessler è stato denunciato dall’on.
Carlo Taormina per attentato contro il Parlamento italiano, abuso
d’ufficio, favoreggiamento personale e violazione del segreto.
7) Questa Commissione serve solo al centrodestra per alzare i toni
della lotta politica. È una commissione da chiudere, non serve a
niente.
È la prima volta nella storia del Parlamento italiano che i
presidenti di un gruppo parlamentare si muovono per provocare
l’insabbiamento di ciò che emerge in commissione d’inchiesta.
Suona sospetto questo disprezzo per le Commissioni parlamentari
d’inchiesta. Fino a ieri questi mezzi di conoscenza e di
approfondimento erano considerati il sale della democrazia. Grazie
ad esse illazioni, teoremi e forzature hanno spesso avuto parvenze
e timbri di verisimiglianza se non di verità, e di esse le
sinistre si sono servite per rilasciare o negare patenti di realtà
repubblicana. Non dimentichiamo l’utilizzazione spregiudicata
che dell’antimafia è stata tentata prima che l’onorevole
Violante fosse costretto a lasciarne la presidenza. Chi in quegli
anni dissentiva dalle sinistre non ha mai preteso di rompere il
giocherello; pur senza prestarsi a mistificazioni e
strumentalizzazioni, ha fatto la sua parte, lasciando nelle carte
parlamentari la traccia del diverso parere.